Teschi surreali in porcellana giapponese

Katsuyo Aoki
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Bianchi come la morte, inespressivi e vacui, questi teschi misteriosi non ospitano più alcun barlume di coscienza. Chissà quale mente aliena li abitava, cosa sognava… E come poteva essere l’aspetto di creature tanto diverse da noi? L’unica a conoscere queste risposte è Katsuyo Aoki, la giovane ceramista giapponese che le ha immaginate, disegnate e ricostruite, con una notevole abilità tecnica e metodologie di lavorazione originali. Il teschio, come simbolo, si ritrova nel mondo con un’ampia varietà di aspetti: quello sacro, frequente nel culto dei defunti; l’emblema di spietati fuorilegge o società segrete, con l’accompagnamento di ulne o femori incrociati. Quando ritratto su tombe e lapidi, il suo aspetto stolido diventa l’allegoria della mortalità umana. E poi c’è tutto l’universo del fantastico, dei mostri gotici e delle ipotesi pseudo-scientifiche; molte delle creature terrestri hanno una scatola cranica, ma la nostra è ben distinta dalle altre. Difficile confonderla con quella di una scimmia, praticamente impossibile con qualsiasi altra. Purché il rapporto tra gli elementi venga mantenuto, un cranio umano rimane tale, indipendentemente dal numero di aggiunte fantasiose, quali zanne, corna o altre improbabili escrescenze. Per questo costituisce da tempo immemore un soggetto amato dagli artisti. Divinità oscure, apparizioni inquietanti e fantasmi si presentano spesso con il più essenziale e pallido dei volti, ovvero il teschio stesso.

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Il grande volto fatto con le cose, un’opera di Bernard Pras

Bernard Pras 000

In questo ritratto dell’importante attore malese Sotigui Kouyaté c’è di tutto, in senso veramente letterale.  Rami, ossa, corna di animali, coperte, indumenti, stoviglie, feticci, foglie di palma e pezzi di botti. Un’intera stanza, nel caos più completo. E ad una delle sue estremità, seduto a un tavolo con il suo laptop di alluminio, c’è Bernard Pras. Questo è l’artista francese, fotografo e litografo, che ha perfezionato all’inverosimile le tecniche dell’anamorfismo e del trompe-l’œilriuscendo a delineare immagini con metodologie improbabili, capaci di sorprendere e affascinare l’osservatore. La sua serie con volti e raffigurazioni di personaggi della storia e del mondo dello spettacolo, realizzati a partire dal 1994 con cumuli di oggetti apparentemente casuali, costituisce un’espressione di quella forma di arte contemporanea che trascende le semplici definizioni di genere. Molto più che semplici dipinti o sculture, i suoi ritratti aggiungono, infatti, carattere ed implicazioni al soggetto selezionato, in grado di riemergere spontaneamente a un’analisi dei singoli componenti. La sua Marylin Monroe, ad esempio, nasce da teste di bambole e confezioni di detersivi. Bruce Lee è fatto di giocattoli e lanterne cinesi. Luigi XIV, il Re Sole, si profila come un insolito tripudio di carta igienica e merendine. E poi, una volta contemplata la fotografia di ciascuna installazione, non si può fare a meno di girarci, metaforicamente, tutto intorno: perché allora si capisce, davvero, la misura del suo genio…

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Le creature meccaniche dello scultore Bob Potts

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Mosche steampunk giganti, navi cosmiche, motociclette alate e pesci scheletrici metallizzati. Le creazioni animate, aliene e surreali dello scultore newyorkese Bob Potts trascendono un qualsiasi tentativo d’immediata comprensione, risultando più simili a straordinari esercizi di stile nel campo dell’industrial design. Eppure, contravvenendo al primo comandamento di tale branca della tecnica, ovvero “costruisci qualcosa di utile”, sembrano quasi provenire da una dimensione parallela, in cui lo svolgimento di un gesto ripetitivo, come il remare o battere le ali, costituisse di per se il più fondamentale merito di tutto ciò che possa dirsi vivido e significativo. Ed è proprio questa la forza di tali entità: qui non c’è sfoggio di complessità bizantina puramente finalizzata a stupire, come nelle illustrazioni del fantasy post-moderno, ma un’essenziale immediatezza realizzativa che si richiama alle dinamiche dell’evoluzione naturale. Sembra quasi di osservare degli animali, ma guarda caso fatti d’acciaio, legno intagliato e lame d’alluminio. Perfettamente coerenti, proprio nell’assenza logica di un’obiettivo; almeno uno che non sia, semplicemente, esistere.

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Le larve di mosca imbozzolate in oro e pietre rare

Hubert Duprat

I tricotteri sono degli insetti appartenenti al gruppo degli anfibiotici, che nascono e si sviluppano nell’ambiente subacqueo, per poi spiccare il volo e non farvi più ritorno. La loro natura effimera e operosa, per certi versi non dissimile da quella umana, le ha rese particolarmente interessanti agli occhi di Hubert Duprat, celebre gioielliere e scultore francese. Finendo per trasformarle nelle protagoniste del suo più singolare e irripetibile gesto d’artista: l’invenzione di un sistema per costringerle, senza danno, a lavorare con oro, argento, perle e pietre rare. Le sue larve domestiche, spuntando come goffi paguri da un elaborato uovo di Fabergé, hanno avuto il merito di ricordarci, fin dalla metà degli anni ’80, l’intrinseca bellezza presente in ogni manierismo del mondo naturale, sia questo espresso attraverso il lavoro di abili artigiani che nel complesso ciclo vitale di alcuni dei più umili, e facilmente sottovalutati, tra tutti gli animali terrestri.

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