Il cimitero verticale di Hong Kong ed il moderno grattacielo che riprende la sua funzione

Successivamente al 1898, dopo il diffondersi della pesta bubbonica in una delle città commerciali più importanti e sovrappopolate del Mar Cinese Meridionale, il governo inglese chiese ed ottenne dalla Cina un’estensione dei suoi territori oltre i confini di quell’isola, e fino all’area che sarebbe diventata celebre con il nome di Kowloon. Ma non tutta la parte di territorio già completamente incorporata nel dominio autonomo di Hong Kong era completamente ricoperta di palazzi al punto che nessuno avrebbe più potuto trasferirsi entro confini tanto desiderabili, con particolare riferimento alla zona semi-rurale del villaggio di Pok Fu Lam (薄扶林村) storico insediamento risalente al regno dell’imperatore Kangxi (tardo XVII secolo) per il volere di circa 2.000 persone, che avevano cercato rifugio dalle guerre e ribellioni del continente. Ora occupato, nel suo punto più alto, da un piccolo cimitero amministrato dall’Unione Cristiana locale, tale luogo avrebbe visto progressivamente crescere quest’area dedicata a tombe con la lapide in pieno stile europeo. Fino al progressivo moltiplicarsi di quest’ultime lungo l’intero pendio scosceso di una serie colline antistanti, gradualmente ricoperte da una lunga serie di viali serpeggianti, ciascuno parallelo e accompagnato da una sorta di spalto percorribile, non del tutto dissimile da quello di una classica arena sportiva. Perciò si pensa in multiple culture in questo mondo, come viene spesso ripetuto, che la cessazione della vita sia anche il termine dei giorni destinati ad essere trascorsi combattendo, per difendersi dal costante assedio di coloro che vorrebbero usurpare i nostri diritti. Ma la realtà dei fatti, soprattutto per chi cerchi di essere sepolto in prossimità dei propri cari, è che proprio questi ultimi dovranno continuare a tutelare gl’interessi del nostro nome. Ivi inclusa la necessità, continuativa ben oltre l’ultimo dei giorni, di riuscire mantenere un proprio spazio nel prezioso sottosuolo per un tempo ragionevolmente prossimo all’indeterminazione. O almeno questa qui è l’idea, perseguita dal punto di vista post-sepolcrale, secondo i crismi e le regole imposte da coloro che ancora possiedono il dono del respiro.
L’improbabile panorama del cimitero di Pok Fu Lam, in conseguenza di tutto ciò, costituisce la diretta risultanza del bisogno di riuscire a ritardare il più possibile gli eventuali traslochi postumi, delle povere vecchie ossa appartenenti a coloro che non essendo sufficientemente famosi, o abbienti, potranno continuare a trarre beneficio dalla sua ospitalità. Con conseguente approntamento, in maniera più unica che rara, di una disposizione delle tombe in posizione direttamente sovrapposta l’una all’altra, enfatizzando ulteriormente l’evidente verticalità di tale ambiente con una funzione tanto specializzata. Il che rientra a pieno titolo nella funzione e metodi dei suoi amministratori rigorosamente privati, formati da un concilio delle sette principali confessioni e missioni cristiane operative nell’influente città stato: la Chiesa Missionaria di Londra, l’Anglicana, la Congregazionale Americana, i missionari di Tsung Tsin, la Metodista, la Battista e i protestanti del Reno. Verso la costituzione di un sistema inter-confessionale dedicato a predicare il Vangelo, gestire i ministeri comuni e soprattutto amministrare le molte proprietà ed attività senza scopo di lucro, tra cui ospedali, cliniche e l’inevitabile, occasionale cimitero. Il che non significa, del resto, che un luogo come questo possa risultare del tutto privo di una certa quantità d’entrate indubbiamente significativa, visto un costo pari a circa 700 dollari statunitensi per un affitto di cinque anni di una tomba di dimensioni standard e addirittura il doppio nel caso dei non membri dell’Unione, purché sia possibile dimostrare l’appartenenza alla religione cristiana del malcapitato defunto. Il quale dovrà continuare ad aspettarsi di essere sottoposto, nell’eternità a venire, a continui vagli e calcoli operativi finalizzati a decidere, caso per caso, se non fosse decaduto il suo diritto a mantenere il proprio posto in un luogo così affollato. Una casistica che prevedibilmente non si applica, nel caso delle molte dozzine di nomi celebri e importanti personaggi della politica e dell’arte sepolti all’interno di queste colline…

Vendesi accogliente appartamento all’ultimo piano, con vista sulla baia di Taiwan. Spazi ristretti ma servizi estremamente comodi. Sostegno per lumino mai-più-spento incluso nel prezzo, a patto che qualcuno si preoccupi di cambiare regolarmente la candela.

Il problema della sepoltura in ambienti urbani dalla densità particolarmente significativa, e proprio il territorio hongkongese moderno ha detenuto per lungo tempo tale record grazie all’incredibile realtà urbanistica della cosiddetta città murata di Kownloon, è una costante che accomuna molte località geografiche agli angoli opposti di questo vasto e disparato mondo. Nel 1987 quindi, per il controllo ormai assoluto del crimine organizzato ed il livello di droghe e criminalità ormai spropositato, tale incubo di fabbricati simile a una giungla spropositata venne sottoposto al marchio dell’incipiente demolizione. Ma ciò che gli abitanti locali si erano dimostrati capaci di fare per il benessere delle generazioni presenti e future, non fu invece realizzabile per coloro che erano vissuti prima di quel momento. Poiché dove mai avrebbero potuto mettere, in alternativa, le centinaia di migliaia, se non milioni di defunti, accumulatisi all’interno dell’isola nel giro di appena un secolo e mezzo? A meno di ricorrere ad un tipo di soluzioni ancor più avveniristico e moderno, nonché in un certo senso, in chiara e diretta opposizione al concetto stesso di “sepoltura”.
Per trovare un altra località urbana soggetta a simili problematiche di tipo cimiteriale basterà quindi spostarsi ancora più ad oriente, fino all’isola altrettanto densa di Formosa, intrinsecamente associata all’altro stato nato da una costola della collettività cinese, Taiwan. Luogo dove, sulla base di un esplicito incentivo promosso dal governo locale attorno agli anni ’50 dello stesso secolo, s’iniziò a sperimentare un’ulteriore via d’accesso alla ricerca dell’eterno riposo, garantita essenzialmente dal posizionamento dei defunti tra quattro mura e una pluralità di piani destinati a crescere attraverso l’estendersi dei giorni, fino all’ottenimento di quello che potremmo definire come dei veri e propri condomini con vista elettiva sul paesaggio dell’aldilà. Il più notevole dei quali può essere identificato in epoca contemporanea nel progetto per la Torre del Vero Drago, un edificio situato nell’entroterra dell’isola che dovrà giungere ad ospitare, una volta completato, le ceneri di circa 400.000 defunti. Giungendo a costituire nei fatti l’effettiva presenza del più vasto colombario (ambiente per loculi) che sia mai stato costruito al mondo. Una dotazione urbanistica in realtà concepita come una valida precauzione a prova di ogni possibile esigenza futura, visto come a differenza di Hong Kong la stragrande maggioranza della popolazione locale, di religioni buddhista e confuciana, preferisca essere sottoposta a un più conveniente e risolutivo processo di cremazione. Scelta per la quale d’altra parte, lo stesso cimitero di Pok Fu Lam risulta essere attrezzato, vista la presenza di un “sereno giardino” finalizzato proprio allo spargimento catartico di tali resti dei propri cari beneamati. Interessante notare come, a tal fine, il prezzario attualmente pubblicato per la torre taiwanese parli effettivamente di un’unica possibilità d’acquisto dei loculi, dietro pagamento della ragionevole somma di 200.000 NT (circa 6.500 dollari) per poter essere ragionevolmente certi che il defunto riceva uno spazio destinato a rimanere proprio anche al progressivo trascorrere delle generazioni. Tale edificio dunque, essendo un prodotto dell’attuale clima tecnologico, si è già mostrato nei progetti e rendering come ornato da statue di Buddha con un sofisticato sistema d’illuminazione al LED, schermi di assistenza alla preghiera e, possiamo soltanto presumerlo, un valido comparto Internet per la connessione mediante l’impiego del Wi-Fi. Perché nessuno, neanche sulla soglia stessa di concetti oltre la cognizione dell’uomo, possa rimanere privo degli ultimi aggiornamenti dello showbiz o le più fresche notizie internazionali. Dopo tutto, chi potrebbe mai negarlo? Che l’ora del silenzio sia destinata a giungere per tutti. E con essa, il distacco dal grande flusso delle informazioni viventi.

Come tanto spesso capita l’accesso a un drone è proprio quello che serve per acquisire il concetto della vera dimensione delle cose. E capire, in ultima analisi, quanto difficile potrebbe essere riuscire a rintracciare una specifica tomba in quel totale ed assoluto caos.

Paragonato in taluni ambienti a un’approssimazione funzionale di Machu Picchu, il cimitero di Pok Fu Lam riesce a ricordarci quindi ciò che in molti preferiremmo relegare nell’angolo più estremo della nostra memoria: che per lo schema naturale delle cose, una volta concluso il tempo che ci è stato riservato tra i viventi di questa Terra, la natura non si aspetterebbe altro da noi che l’assoluta scomparsa, senz’alcuna residua opportunità di appello. Pena la costituzione in essere, per un lungo e protratto periodo, di un problema da risolvere nel corso della vita dei nostri malcapitati eredi.
Fino al giorno in cui le colline franeranno, le valli s’inonderanno e il cielo dovrà tingersi di rosso, causa l’incipiente avvicinarsi degli ultimi giorni. Poiché nulla dura per sempre, neppure il concetto stesso dell’Eternità, intesa come transito nel regno dell’irragionevole non-esistenza. E come diceva qualcuno, i morti potrebbero tornare a camminare sulla Terra scavando il terreno friabile con le loro mani aguzze, simili ad artigli di una belva. Per poi fare affidamento, in questo caso almeno, sullo slancio dei leoni che si mettono a correre in discesa….

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