Skovtårnet, la spirale panoramica nel cuore della foresta

Così riporta Snorri Sturluson, cantore in prosa della mitologia norrena: “Lo scoiattolo che si chiama Ratatoskr corre su e giù per il frassino e riporta le calunnie fra l’aquila e [il serpente] Níðhöggr.” Un albero che rappresenta, nella fattispecie, niente meno il massiccio Yggdrasill, struttura cosmica degli Universi, anche detto “il cavallo di Odino” dal momento in cui il più grande tra gli Dei decise d’inchiodarsi ad esso, per meditare in attesa dell’inevitabile venuta dell’ultima catastrofe di tutti noi. Ma chi era il piccolo mammifero, perché faceva tutto questo? Arrampicarsi, dopo tutto, è un gesto che comporta un viaggio in senso verticale. La cui meta è spesso non del tutto chiara. Ed imitarlo, ai giorni nostri, è uno scopo che non rientra nella logica dei gesti, a meno che…
Camp Adventure rappresenta un modo certamente atipico altresì memorabile, di visitare l’antica foresta di abeti, querce, faggi e frassini che confina con il parco del castello di Gisselfeld, costruito nel 1547, trasformato successivamente in monastero ed oggi una delle maggiori proprietà private, per estensione ed importanza storica, di tutta la (vecchia) Zelanda. Che poi sarebbe, per i non-geografi, l’isola centrale della Danimarca che ospita la capitale Copenaghen, dalla quale basta un viaggio di un’oretta in macchina per sopraggiungere nel territorio che vorrebbe ricordare, lungo vie traverse, lo stato d’animo del prototipico vichingo. Quando al termine delle feroci scorribande, riportato il suo bottino nell’atavico dominio, si arrampicava sulla cima del più alto albero vicino. Per scrutare, verso l’orizzonte, le infinite possibilità del mare. Detto ciò le odierne leggi, norme e rigidi regolamenti, riducono parecchio l’attrattiva di un proposito a tal punto ardito, soprattutto quando si considera l’alternativa. Di scalare, senza protezioni, il tronco ruvido, rischiando rovinose conseguenze sull’integrità del proprio fisico e le fondamentali ossa che contiene. Ed ecco la ragione per cui un simile parco a tema/resort (che dir si voglia) tra le più insolite e caratteristiche attrazioni nazionali presenta un’ampia varietà di percorsi, più o meno difficili e adatti ad ogni età, con ponti sospesi, scale a pioli e alcune delle zipline più lunghe della Danimarca, usate per conoscere in maniera “insolita” l’indescrivibile pulsione dello scatenato Ratatoskr. Oltre ad una lunga passeggiata, su due pratiche passerelle costruite in assi di legno, per chiunque desideri approcciarsi allo splendore dell’ambiente in modo più tranquillo ed a suo modo, naturale. Il che d’altra parte, comportava un tipico fraintendimento: poiché la gente, percorrendole, finiva poi per chiedersi: “Quand’è che saliremo sopra gli alberi, nel solo luogo in cui è permesso, e addirittura incoraggiato, compiere un’impresa tanto ardimentosa?” Il che potrebbe anche sembrare una questione per lo più retorica, se non fosse che nel marzo scorso, dopo due anni di lavoro, è stata finalmente inaugurata una struttura in grado di rispondere al quesito. Nota in lingua originale come Skovtårnet (letteralmente, torre di osservazione) e posta al termine di circa 900 metri di camminata, dopo la quale, alquanto inaspettatamente, si sono raggiunti appena i due terzi del cammino. Nel punto in cui s’inizia a salire.

Di certo anche i luoghi più ameni perdono una parte del proprio fascino quando ci si trova a visitarli assieme a un centinaio d’individui impegnati in sonore conversazioni. Ma sono pronto a scommettere che nei prossimi mesi, finito l’effetto del marketing, questo rinnovato tempio della natura tornerà a conoscere la tranquillità di un tempo.

La Torre di Camp Adventure alta 135 metri, come è stata prevedibilmente ribattezzata dalla stampa internazionale (del resto, è il punto più alto della Zelanda!) ha origine da un progetto proposto per la prima volta nel 2017, più o meno in contemporanea con quello della struttura simile The Vessel dell’architetto inglese Thomas Heatherwick nell’area di sviluppo urbano degli Hudson Yard a Manhattan, NY (vedi articolo precedente). Camminata concettualmente simile a quella sin qui descritta, benché interrotta da una lunga quantità di scale, lungo l’insolito elemento a torre cava costruito stavolta in un contesto urbano, amato/odiato più o meno dal momento stesso del suo completamento nel dicembre di quello stesso anno, per la sua sostanziale ed almeno apparente inutilità. Sopratutto perché, a differenza della Skovtårnet dell’isola di Zelanda, non presenta nessun “premio” di un magnifico panorama naturale da osservare una volta raggiunta la sommità, trasformandosi per questo in nulla più che un palcoscenico per scattarsi foto e caricarle su Instagram, Facebook e via dicendo. Laddove lo stesso approccio, trasferito nella foresta grazie all’opera dello studio di Copenaghen EFFEKT, sembrerebbe rappresentare un tipo di relazione con l’ambiente più sincero e duraturo, anche grazie allo stile implementato nel corso della sua costruzione. A partire dalla scelta dei materiali, ecologicamente responsabili, di acciaio corten privo di verniciatura (e quindi, potenziale d’inquinamento) assieme a 7.750 tavole di rovere di quercia che erano state usate per la passeggiata sottostante, concepita tra l’altro per biforcarsi tra la parte più antica e quella attualmente ancora in crescita della foresta.
Ma la trovata più interessante dell’intero meccanismo, se così vogliamo definirlo, è proprio la sua natura eccezionalmente lieve del declivio che lo compone, misurabile a quell’accessibile 7,5% di pendenza che permette pressoché a chiunque, inclusi anziani e disabili, di sperimentare la principale nuova attrazione del parco giochi avventuroso nel mondo un tempo selvatico dell’entroterra danese. Il che riapre, inerentemente, l’annosa questione su cosa sia effettivamente più spettacolare, nonché meritevole di essere visitato, tra la moderna foresta di cemento di un luogo come la più celebre città statunitense, e una mutevole, imprevedibile metropoli sostenuta da invisibili radici, presso cui la migrazione degli uccelli, l’eterna corsa degli scoiattoli e il brulicare degli insetti prendono il posto del terribile traffico automobilistico della rush hour. Ma credo che in molti, tra noi, custodiscano la risposta nel novero delle proprie cognizioni acquisite…

C’è qualcosa di surreale nell’osservare un operoso cantiere edile lontano da ogni altro apparente segno di civiltà, sopratutto quando ciò che sta prendendo forma non è una segreta base militare, un silo missilistico o altra struttura necessariamente segreta. Bensì un chiaro simbolo, almeno in determinati ambienti, per l’intera nazione…

Meta insolita di un viaggio fuori dal coro, dunque, nonché interessante applicazione delle regole dell’architettura post-moderna. È veramente possibile accrescere la natura, apportando modifiche sostanziali alla sua composizione inerente? Forse il nostro limite è proprio cercare l’illuminazione su questo, attraverso nient’altro che l’impresa inutile dello scoiattolo Ratatoskr.
Laddove coloro che potrebbero aiutarci, piuttosto, sono i due corvi Pensiero e Memoria, che fedelmente fanno da molti secoli ritorno al padrone Odino, nel corso della sua interminabile ed auto-imposta prigionia. Restiamo in fedele attesa, dunque, della prossima “torre” costruita sul basamento delle più impercettibili circostanze. Struttura, fisica o metaforica, che possa permetterci di volare, finalmente, al di sopra dell’umana necessità di apparire. E chissà che non giunga per primo il Ragnarok, a liberarci dal desiderio di un tanto irraggiungibile tesoro!

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